Paradiso e Inferno

Publisher: 
Place: 
Milano
Year: 
2011


The novel Himnaríki og helvíti (2007), translated to Italian by Silvia Cosimini.



 About the book:



É l’Islanda, dove le forze primordiali della natura rendono i destini immutabili nel tempo, il luogo di questo racconto di gente di mare persa nell’asprezza dei giorni e delle notti, di un Ragazzo segnato dalla solitudine, e del suo grande amico Bárður, pescatore di merluzzo per necessità, ma in realtà poeta, sognatore, innamorato dei libri e delle parole, le uniche in grado di “consolarci e asciugare le nostre lacrime, sciogliere il ghiacco che ci stringe il cuore”. Parole, che possono anche essere fatali: come per Bárður, rapito da quel verso del Paradiso perduto di Milton che ha voluto rileggere prima di imbarcarsi, al punto da dimenticare a terra la cerata, correndo il rischio di trovare una morte invisibile e silenziosa come quella dei pesci. Storia di tragedia e di ritorno alla vita all’inseguimento di un destino diverso, Paradiso e inferno è un’avventura iniziatica, un viaggio metafisico, la ricerca di un senso e di uno scopo alto nella vita, ma soprattutto un inno al potere salvifico delle parole. Con una scrittura magnetica che decanta l’essenziale, Jón Kalman Stefánsson racconta con infinita tenerezza un’amicizia, la storia di due ragazzi che si innalza in una sfera magica sopra il frastuono del mondo, per ricordare che la vita umana è sempre una gara contro il buio dell’universo, in cui “non abbiamo bisogno di parole per sopravvivere, ne abbiamo bisogno di vivere”.



From the book:



Si allontanano.



Andrea è ancora immobile nello stesso posto e li guarda diventare man mano più piccoli. Le espressioni del loro viso si cancellano, li segue con gli occhi finchè non formano un solo corpo che consegna la barca al mare, nella notte, verso i pesci che nuotano in profondità felici di esistere. Li segue con gli occhi e prega Dio di proteggerli, di non abbandonarli. Aspetta a risalire alle baracche finchè non ha visto tutta la sequela di barche dello stanziamento principale passare oltre la falesia. É  bello stare lì soli nella notte, a picco sulla riva, e vedere quella sessantina di barche apparire nel silenzio, vedere quegli uomini mettercela tutta per essere i primi sulle acque pescose e poter scegliere il punto migliore, vedere concentrare tutte le loro energie che sono quasi niente in confronto al mare, alla violenza del vento, alla rabbia del cielo, rimettiamo tutta la nostra fede in te, Signore, e nel tuo figlio Gesù. Si fa il segno della croce, si volta e vede suo cognato, Guðmundur. I fratelli non si parlano più, ma non mancano di sorvegliarsi a vicenda. Quindi non era sola, non era altro che un’illusione. Così la realtà si capovolge, perchè Andrea era totalmente sola nel suo spirito, nelle sue percezione, e la sua esistenza era in funzione di quest’idea, e invece Guðmundur era lì a qualche metro sopra di lei e guardava quello che guardava lei. Sente la collera salirle dentro, ma le passa subito, perchè arrabbiarsi, pensa Andrea stupita di se stessa e si avvia verso la baracca, la aspettano varie incombenze e un eroe del mare danese, a meno che non sia un altro dei soliti dannati impostori, un altro politico, lo sapevate che pochissime persone sopportano l’esercizio del potere senza sporcarsi le mani? Andrea si diverte ad avvicinarsi a Guðmundur più del necessario, lo guarda in faccia, lo saluta, fa un commento sul tempo. Guðmundur è un uomo riservato, severo, certo, la vita non è da ridere, sicuramente ha anche lui un po’ ragione, e inoltre non è mai così poco da ridere come quando ci si è appena svegliati, Andrea lo sa e proprio per questo la diverte tanto avvicinarsi più del necessario, mostrarsi inutilmente gioviale, quasi come se quella notte l’esistenza fosse piena di una gioia beata. Guðmundur la guarda freddo, quasi indignato, e Andrea ritira il suo sorriso. Quanti enigmi ci regala il mondo. Come può un uomo tanto rigido e serio avere una figlia così radiosa e felice? Ci sono molte cose che mi sfuggono del tutto, pensa Andrea, e decide che quando Guðmundur e i soui uomini se ne saranno andati, probabilmente tra un paio d’ore, e lei avrà finito di fare le sue faccende, farà un giro fino all’alltro capanno e presterà alla ragazza le lezioni di Brìet sull’emancipazione femminile che Bàrður e il ragazzo le hanno regalato quell’inverno, di certo il libretto piacerà ben poco a Guðmundur, nè gli addolcirà la pillola vedere che è rilegato insieme al Manuale di falegnameria di Jòn Bernharðsson; a Guðmundur interessa parecchio la falegnameria. Andrea ridacchia mentre entra nel capanno, si mette a fischiettare il motivo che Benedikt ha suonato per loro, ma sulla soglia ricorda il calore e l’odore emanati dal collo di Bàrður, chiude la porta sulla notte e il suo spirito vagabonda lontano.



(p. 53-55)